Pubblicato da il 26 Giugno 2017

Fino a questo momento abbiamo assistito a tre rivoluzioni industriali, finite poi nei libri di scuola. Quella del XVIII secolo dell’energia idroelettrica, con il crescente uso della forza vapore e lo sviluppo di macchine strumenti. Quella del XIX secolo dell’elettricità e della produzione di massa. Quella del XX secolo riguardante l’automazione ed in particolare dell’elettronica e dell’informatica. Il XXI secolo, però, ci ha regalato un’altra rivoluzione industriale, non ancora entrata nei libri di scuola. La rivoluzione digitale. L’industria 4.0. In pratica, Industry 4.0 è un processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata ed interconnessa e si caratterizza in una serie di cambiamenti nei modi di produzione (come si producono beni e servizi). E forse, come scenario possibile, anche dei rapporti di produzione tra datore di lavoro e lavoratore, per esempio.

La quarta rivoluzione industriare alla quale stiamo assistendo ruota intorno a quattro cardini fondamentali: l’utilizzo dei dati come strumento per creare valore. Intorno ai dati, infatti, si muove la potenza del calcolo delle macchine. Da quì nascono i concetti di big data, dati aperti, IOT, Cloud etc; Analytics, ovvero, una volta raccolti i dati, come si possono effettivamente sfruttare; rapporto – interazione uomo – macchina. Come comunichiamo con le macchine, strumenti, interfacce, linguaggi; il ponte tra digitale e reale. La manifattura. La produzione di beni e servizi, cioè una volta avuti i dati, analizzati, processati e resi strumenti per produrre i beni. E quindi stampa 3D, robot, interazioni tra macchine.

Per le aziende del Bel Paese tenere il passo della quarta rivoluzione industriale non è facile. A novembre 2015 il ministero per lo Sviluppo economico ha dato il via al progetto “Industry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero. Come fare della trasformazione digitale dell’industria una opportunità per la crescita e l’occupazione”. In sintesi il documento individua alcune aree dove intervenire per tenere anche l’Italia al passo con una epocale trasformazione. L’obiettivo è di rilanciare gli investimenti industriali in ricerca e sviluppo, favorire le nuove imprese innovative, definire criteri di azione condivisi a livello europeo, cybersecurity e tutela della privacy, migliorare le infrastrutture di rete e diffondere conoscenze approfondite su industry 4.0.

Per fare ciò è dunque importante aprire le porte a nuovi strumenti in grado di facilitare il nostro lavoro. Uno degli esempi più efficaci riguarda la gestione logistica dei trasporti. Grazie alle nuove tecnologie, infatti, e con i nuovi software di ottimazione dei trasporti è possibile mettere in relazione punti di consegna o di raccolta delle merci con uno o più siti dai quali i veicoli partono o verso i quali si dirigono. I nuovi software consentono di controllare e ridurre i costi del trasporto nella gestione di una flotta di veicoli e di stimare e calcolare i preventivi di trasporto nella fornitura di servizi di trasporto e logistica. L’ottimizzazione dei giri è il cuore dell’organizzazione di un sistema logistico. Ecco perchè è fondamentale che il nuovo software sia in grado di comunicare con i sistemi di gestione di database esterni e di importare ed esportare tutti i dati.

Fonte: www.ilquotidianodellazio.it